lunedì 17 novembre 2014

Nella predicazione dei valori 
le sue (rare) frasi giudicanti.


Corriere della Sera 16/11/14
luigi accattoli 


Parola severa questa del Papa sulla «falsa compassione»: una frase giudicante, tipica dei moniti in difesa della vita di Giovanni Paolo II. «Falsa pietà» aveva detto una volta Wojtyla dell’eutanasia ( Evangelium vitae , 1995) e prima ancora aveva sostenuto che la «genuina compassione» non può mai dimenticare il «non uccidere» ( Veritatis splendor , 1993). Allora la Chiesa era accusata di non conoscere la compassione, accusa che era poi tornata negli anni di Benedetto XVI, quando insisteva sul «valore» non negoziabile della vita. Né si può affermare che Francesco ieri l’abbia dette di passaggio quelle parole giudicanti, che anzi le ha proiettate come un faro ruotante su tutte le scelte di vita che la cultura secolare vuole libere, affidate alla coscienza d’ognuno: aborto, eutanasia, fecondazione assistita, sperimentazione su embrioni. Il Papa della misericordia non rinuncia al repertorio della predicazione morale dei predecessori, ma cambia la proporzione tra i richiami all’etica della vita e quelli all’etica sociale. Il «non uccidere» della Bibbia i predecessori l’invocavano — poniamo — dieci volte per la vita nascente e terminale e due volte per le altre età. Francesco rovescia il rapporto e solo in occasioni particolari — ieri parlava ai medici cattolici — tratta di bioetica. Nell’intervista del settembre del 2013 alle riviste dei Gesuiti aveva detto che era necessario «trovare un nuovo equilibrio» tra la predicazione valoriale e quella sociale. Un portato del nuovo equilibrio è che d’ordinario papa Bergoglio non parla di aborto ed eutanasia senza accennare al più ampio scenario sociale ed economico della difesa della vita. È stato così anche ieri: ha detto dell’eutanasia attiva ma ha menzionato anche quella «nascosta», come chiama la tendenza a lasciare morire gli anziani privandoli dei necessari sostegni e trattandoli da «scarti».



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