Candidandosi alla segreteria, il sindaco dimostra di credere fermamente nel Pd.
Sceglie Renzi, ma stima Cuperlo e anzi prevede una futura collaborazione
fra i due perché entrambi propongono un «radicale cambiamento» del Pd.
Pierluigi Castagnetti, ultimo segretario del Ppi, spiega così la sua
scelta congressuale, ma col corollario che il sindaco pensi a
ricostruire il Pd sostenendo lealmente il governo Letta.
Il congresso Pd oramai può dirsi iniziato. Lei chi voterà?
«Renzi».
Perché?
«Io nella sfida con Bersani non l’avevo votato, avevo scelto Pier Luigi, ma ho sempre sostenuto che Renzi è una risorsa per il Pd. Adesso le risorse vanno messe in campo. Basta tenerle in cassaforte. Di Renzi non condivido tutto ovviamente, ma sono convinto che la mia generazione debba avere l’intelligenza e la generosità di consentire a una nuova generazione di aprire una nuova strada. Come è già successo nel Pci, dove dopo Natta arrivarono D’Alema e Veltroni, e nella Dc, dove dopo De Gasperi ci fu Fanfani. Dirigenti che avevano 30 anni di meno. Per dirla come Bersani la ruota deve girare. È tempo quindi di toglierle i freni. E con Renzi finisce finalmente l’illusione che il Pd possa tornare a vincere senza cambiare».
Che vuol dire?
«Abbiamo perso 3 milioni e mezzo di voti dal 2008. Abbiamo meno voti del Pds di Ochetto del 1994. Fra operai, disoccupati e giovani siamo il terzo partito. Temo che siamo visti come un pezzo di storia nobile ma oramai passata. C’è da cambiare musica, senza rimuovere ovviamente i valori che distinguono una sinistra progressista dalla destra, perché il cambiamento d’epoca, su cui Reichlin ci invita a riflettere, è già qui. Se i giovani e gli operai preferiscono i 5Stelle o il Pdl a noi qualcosa è già successo».
Lei è stato l’ultimo segretario del Ppi e da quella posizione ha conosciuto il giovanissimo Renzi. Pensa che sia adatto a fare il segretario del Pd?
«Sì, Renzi candidandosi alla segreteria dimostra concretamente che crede nel Pd e che vuole lavorare per irrobustire il partito. Candidandosi Renzi ci sta dicendo che non coltiva l’illusione che un uomo solo a Palazzo Chigi possa cambiare l’Italia senza un partito forte che lo accompagni».
L’obiettivo fondamentale di Renzi però rimane Palazzo Chigi. Non è un pericolo per Letta?
«Lui si candida a cambiare il Pd. Un po’ di tempo ci vorrà. Quindi, come ha dichiarato, dovrà sostenere lealmente il governo Letta. Se non lo facesse sarei il primo a prendere le distanze».
Sul sostegno al «rottamatore» di Franceschini e altri dirigenti storici del Pd s’è scatenata la polemica. È come assaltare la Bastiglia con re e regine in testa, dice D’Alema.
«Renzi non è stato scelto da Veltroni o Franceschini, ma dal nostro popolo. Alla festa di Reggio Emilia erano più di 10mila. Bisogna fidarsi del fiuto del nostro popolo. C’è una campagna di aggressione, soprattutto contro Franceschini, che mi amareggia. Lo conosco bene e so che non fa calcoli di convenienza. E conosco Renzi. Per questo sono sicuro che non c’è nessun calcolo e nessun patto dietro questa scelta».
La sfida è essenzialmente fra Cuperlo e Renzi, o no?
«Sì. Cuperlo lo stimo molto, ha rare qualità politiche, culturali e morali. I due per molti versi possono completarsi. Anzi mi auguro che senza pateracchi alla fine collaborino per un disegno di cambiamento e per consentire a tutto il partito di sentirsi rappresentato. Perché Renzi dovrà tenere conto del corpo di militanti che proviene dalla tradizione storica della sinistra e che deve continuare a sentirsi rappresentato dal gruppo dirigente del Pd». Ma propongono due modelli di Pd assai differenti. «Non colgo questa alterità. Nel progetto di Cuperlo c’è una scelta di cambiamento molto forte. Forse Renzi la declina in maniera più spinta, ma l’esigenza di un cambiamento radicale è comune. Penso che potranno collaborare».
Però per Cuperlo il segretario deve occuparsi esclusivamente del partito, per Renzi è il leader che guida il Pd a vincere le prossime elezioni.
«Adesso Renzi si candida a fare il segretario quindi sa che deve cimentarsi sull’impresa, tutt’altro che facile, di cambiare il Pd e di farlo percepire come interprete del cambiamento. Poi verrà il tempo della scelta del candidato premier. La prospettiva a cui tutti lavoriamo è che la legislatura duri fino al 2015. Poi si vedrà. Ma dobbiamo liberarci dal vezzo moralistico di giudicare le svolte politiche come questioni di carriere personali».
Non vede il rischio di una sfida fra ex Pci con Cuperlo e ex Dc con Renzi?
«Con Renzi ci sono Veltroni, Fassino, Bettini che non vengono dalla Dc. Lo stesso Renzi, e non solo per ovvie ragioni anagrafiche, ma per le sue caratteristiche politiche, non è espressione di quella tradizione. Nel Pd c’è una nuova leva di dirigenti, da Letta a Renzi, da Cuperlo a Franceschini, da Fassina a Civati, che stanno dimostrando di avere una visione moderna della sinistra che la mia generazione, dei Castagnetti, dei D’Alema, dei Marini, dei Veltroni non riesce più a elaborare perché molto condizionata dalla proprie biografie. C’è un salto di qualità che dobbiamo osare. Ho fiducia che una stagione nuova questa volta si aprirà davvero».
Nessun commento:
Posta un commento