L'attacco
terroristico si è verificato a Tripoli, subito dopo la preghiera del
venerdì. Per Hezbollah si tratta di un "disegno internazionale" per
"diffondere il seme della discordia tra i libanesi e trascinare il Paese
in guerra". Il Presidente della Repubblica convoca vertice d'emergenza
Il Fatto Quotidiano23 agosto 2013
Due esplosioni si sono verificate a Tripoli, nel nord del Libano, davanti a due moschee, subito dopo la preghiera del venerdì. E negli attentati sono morte
almeno 42 persone e 500 ne sono state ferite. A riferirlo è l’agenzia
d’informazione ufficiale ‘Nna’, precisando che tutte le vittime sono
decedute nell’esplosione presso la moschea di at-Taqwa,
mentre si contano per il momento numerosi feriti nell’altro sito
religioso colpito, quello di al-Salam.
Il bilancio delle vittime
continua a salire. Il quotidiano Daily Star spiega che la prima
esplosione è avvenuta di fronte alla moschea Taqwa, dove lo sheikh
salafita Salem al-Rafei, noto per la sua opposizione al presidente siriano Bashar al-Assad,
teneva un sermone. Il religioso è rimasto illeso. La seconda esplosione
ha colpito Maarad Street, nei pressi della Moschea Salam, dove un altro
religioso salafita, Bilal Baroudi, guidava la preghiera.
Secondo Hezbollah, la doppia esplosione è un atto “terroristico, che è parte di un piano criminale finalizzato a diffondere il seme della discordia tra i libanesi e trascinarli in una guerra nel nome del confessionalismo e del settarismo“. In un comunicato, gli sciiti libanesi denunciano un “disegno internazionale per spaccare la regione e diffondervi sangue e fuoco”. La nota parla ancora di un “progetto finalizzato a trascinare il Libano nel caos e raggiungere gli obiettivi del nemico sionista e di chi lo sostiene”. “Esprimiamo solidarietà – si legge inoltre – per i nostri fratelli di Tripoli in questo momento tragico,
in cui sangue innocente viene versato senza ragione”. Alle autorità
locali, Hezbollah chiede infine di non dare ascolto alle “voci e alle accuse
che cercano di distruggere il paese e il suo popolo”. Anche per il
primo ministro Najib Miqati si tratta di un’azione che mira a “fomentare
il conflitto” nel Paese. Durissima anche la denuncia del cardinale
Bechara Boutros Rai, patriarca maronita di Antiochia: ”C’è un
determinato progetto di distruzione del mondo arabo per interessi
politici ed economici”.
Il presidente della Repubblica, Michel Suleiman, ha rivolto un appello a tutti i libanesi perché “rimangano uniti
e sconfiggano ogni tentativo di creare conflitti”. Subito dopo ha
convocato un vertice d’emergenza allargato a tutte le massime autorità
politiche e di sicurezza libanesi, presso il palazzo di Baabda. Il capo
di Stato ha quindi interrotto la sua vacanza all’estero e rientrerà
nelle prossime ore a Beirut.
Nella sua versione originale diceva
così: «Se ci sono due o più modi di fare una cosa e uno di questi modi
può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo».
Lorenzo Dellai, cattolico ex Pd, apre a
un «supplemento di riflessione»
Gianluca Susta, anche lui cattolico,
«Non serve altro tempo da prendere né soluzioni da trovare che non
siano un’applicazione della legge nei modi e nei tempi previsti».
Mario Mauro, ministro della difesa (appunto), propone l’amnistia in
nome della soluzione politica «Come nel dopoguerra l’amnistia
Togliatti»
Della Vedova: l’unica cosa da fare
è «prendere atto della sentenza della Cassazione».
«Letta
è solo un leader di transizione per un governo momentaneo e con un
programma di scopo. Non sarà utile una seconda volta. Per il futuro
immagino Gianni Cuperlo alla segreteria del partito e Matteo Renzi a
Palazzo Chigi».
I bersaniani allo scoperto: «Letta il miglior candidato. Le primarie? Se c’è tempo…»
Davide Zoggia ospite a Omnibus chiude la porta a nuove maggioranze
con il M5S e rivela i piani della componente che fa capo all'ex
segretario del Pd: «L'assemblea deciderà se fare o meno il congresso»
Che la tentazione fosse questa era già emerso da più parti, nei pour parler
in Transatlantico o nei retroscena giornalistici. Solo stamattina,
però, per la prima volta, un autorevole esponente del Pd, che fa capo
alla componente di Pier Luigi Bersani, è venuto allo scoperto,
ipotizzando esplicitamente il prolungamento del mandato di Guglielmo
Epifani e una candidatura diretta di Enrico Letta a candidato premier,
senza passare né dal congresso né dalle primarie.....
....In questi piani, ovviamente, non può rientrare un nuovo governo in caso
di crisi in autunno. E Zoggia, infatti, nega questa possibilità,
affermando che «sarebbe complicato e forse nemmeno giusto puntare su
qualche smottamento» per far nascere un nuovo esecutivo. D’altra
parte, «noi con Grillo ci abbiamo già provato, ma il suo atteggiamento è
tuttora negativo. Ritengo impossibile allearsi con una forza politica
che offende il presidente della repubblica».
Deve essere una qualche specie di reddito di cittadinanza, quello che il sindaco di Napoli Luigi de Magistris rivendica per Claudio de Magistris: «Mio fratello è un lavoratore, ha diritto a un salario», ha scritto in una notte insonne e febbrile passata a lanciare venti tweet di seguito sull'argomento. Oppure deve essere una sorta di par condicio: avendo «perdonato» (testuale) un assessore indagato per aver fatto togliere qualche multa al cognato, ed avendo un altro assessore contestato perché ha promosso a Ferragosto il cognato, il sindaco avrà pensato che anche lui aveva diritto a favorire un parente, e che un fratello vale più di un cognato. Fatto sta che il contratto che il Comune di Napoli vorrebbe siglare con Claudio de Magistris perché presti la sua opera per il Forum delle culture, che si apre tra un mese e di cui ancora nessuno sa nulla, è l'ultima stravaganza — per usare un eufemismo — dell'ex magistrato diventato politico che voleva rivoltare prima l'Italia e poi più modestamente Napoli come un calzino, con una bandana arancione sulla fronte e al grido di «scassiamo tutto». Soprattutto lo è la motivazione: «Claudio — ha scritto l'amorevole fratello in uno dei suoi tweet di giustificazione — è stato determinante nella competizione elettorale da me vinta, per il suo impegno, la capacità nella comunicazione e organizzazione di eventi. Diventato sindaco, una parte di questa squadra di sognatori mi ha seguito... lui si decise di non contrattualizzarlo, essendo retribuito dall'Idv». Ma, ora che l'Idv non paga più, ci deve pensare il Comune, perché «Claudio è un lavoratore che ha diritto a un salario». In quanto a confusione tra pubblico e privato, tra campagna elettorale e governo della città, tra Italia dei valori e Napoli senza lavori, non si poteva fare di meglio. Ma sono cose che non impressionano il sindaco: «Non ci avrete, non ci comprerete, non cediamo ai vostri ricatti, non ci facciamo condizionare, non abbiamo paura di camorra e colletti bianchi», ha avvertito i suoi critici nel delirio notturno di tweet. Non è un comunicato dei Fratelli musulmani, sono nati i Fratelli napoletani.