La stampa 01/08/2013
walter passerini
Non deve trarre in inganno il calo di giugno rispetto a maggio (da
12,2 a 12,1%): la disoccupazione su base annua è cresciuta di 1,2
punti. Siamo sempre sopra i tre milioni di senza lavoro. Il tasso di
occupazione (55,8%) è al minimo dal 2000. A pagare ancora una volta
il prezzo più alto sono i giovani, il cui tasso di disoccupazione è
salito di 0,8 punti al 39,1%, vale a dire 4,6 punti in più su base
annua.
Ogni volta che escono i dati mensili dell’Istat, la sensazione è
quella di partecipare a un incontro di boxe con le mani legate dietro
la schiena. In attesa della trasformazione in legge delle misure per
l’occupazione, in particolare giovanile, che diventano sempre più
urgenti, operatori ed esperti stanno chiedendosi come uscirne,
misurando le forze in campo per affrontare la sfida del lavoro. Dalle
risorse europee (che nel recente passato siamo riusciti a spendere
solo per il 40%), ci si aspetta una boccata di ossigeno per gli under
30, ma anche un salto di qualità nel modo di affrontare la
disoccupazione e nell’approccio alla creazione di nuove occasioni
occupazionali. Sono due i punti deboli e le palle al piede del nostro
mercato del lavoro: la rete dei servizi all’impiego e la
formazione. In Italia il mercato del lavoro assomiglia più a un suk
che a una rete efficiente di servizi, un supermercato del fai da te
con tanti bricoleur che vi si aggirano. E’ necessario mettere in
comunicazione la domanda (le imprese) e l’offerta di lavoro (le
persone che cercano) con canali più professionali.
Il salto deve essere realizzato in fretta, perché dal primo
gennaio 2014 la rete dovrà far funzionare la Garanzia lavoro, senza
la quale non avremo diritto alle risorse stanziate (1,5 miliardi).
L’impresa è difficile, ma si può fare. Di fronte
all’inadeguatezza dei servizi, il lavoro oggi lo si trova grazie ad
amici, parenti e conoscenti. All’estero si usano invece canali
professionali. Ad usare i centri pubblici nella media dei 27 Paesi Ue
è il 53% di chi cerca un lavoro, l’81,2% in Germania, il 57% in
Francia, solo il 33,7% in Italia. Sfiducia o incultura? Le agenzie
private sono usate ancora meno: dal 23% nella media Ue, dal 13,5% in
Germania, dal 29% in Francia, solo dal 19,6% in Italia. Se poi
guardiamo non solo gli strumenti usati per la ricerca, ma la loro
effettiva efficacia, il panorama è desolante: in Italia solo sei
cercatori su cento trovano lavoro con agenzie private e centri
pubblici per l’impiego. Come riusciranno in pochi mesi questi
servizi a mettere in pratica la sfida dell’occupazione, senza una
campagna di rilancio del loro ruolo e una dose massiccia di
formazione a tutti gli addetti? Il campo da gioco è immenso.
I giovani tra 15-29 anni, target dei nuovi provvedimenti, sono 9,5
milioni, di cui occupati sono poco più di tre milioni (3070mila),
quasi 4 milioni gli studenti, 1040 mila i disoccupati, con un tasso
di disoccupazione del 26%. I ragazzi tra 15-24 anni sono 6 milioni,
di cui i disoccupati sono 642 mila, con un tasso del 39,1%. Come
accompagnare questi nuovi clienti nel cammino dall’assenza di
lavoro e dalla precarietà verso una maggiore stabilità? La rete dei
servizi dovrà fornire a tutti entro quattro mesi o un’opportunità
di lavoro o un’opportunità formativa. Come si aiutano i quasi
ventimila dipendenti dei centri pubblici e delle agenzie private ad
assolvere un compito a cui non sono abituati? Come riusciranno a
cogliere i bisogni delle imprese e dei giovani e a indirizzarli verso
efficaci opportunità formative? La legge da sola non basterà. Ma
nemmeno la rete sarà sufficiente, se non si metterà mano
contemporaneamente a una drastica riforma della formazione.
Il punto di attacco è il superamento dei venti sottosistemi di
formazione professionale, gestiti in un delirio solipsistico dalle
regioni, che si potrà realizzare solo con la creazione di una cabina
di regia nazionale, che promuova l’apprendistato e la nascita della
formazione post-diploma di alto livello, che oggi coinvolge poche
migliaia di giovani. Senza dimenticare che un’offerta di formazione
dovrà in futuro essere rivolta non solo ai ragazzi, ma anche agli
adulti, agli over 50 e alle donne, che vogliono rientrare nel mercato
del lavoro.
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