Berlusconi sbaglia metafora, Enrico Letta sa che non si può
navigare a qualsiasi costo. E che non siamo tutti grandi amici
Come al solito efficace nell’utilizzo di concetti arcitaliani,
Silvio Berlusconi ha deciso che lui e il Pd adesso stanno «sulla stessa
barca».
Si vede che il film sulla pacificazione nella sua testa è andato
molto avanti: si trova più o meno alla scena madre nella quale i due ex
nemici, nel frattempo diventati come dice lui «amici» nell’emergenza,
sono tentati dal reciproco scaraventarsi fuori bordo. Amando gli happy end, soprattutto quando lo riguardano, è chiaro che Berlusconi punta sul colpo di scena dell’amicizia che trionfa.
Credo che anche lui trovi poco credibile il finale alternativo, con
la vittima che dopo esser stata buttata a mare risale in barca per
vendicarsi: una cosa del genere accadeva in Ore 10 Calma piatta,
se avete presente, solo che quello che risaliva a bordo era il cattivo e
una meravigliosa Nicole Kidman era decisiva per fargli fare una
bruttissima fine.
A differenza di quanto accadeva in quel film alla Kidman, Letta non
ha subito neanche per un momento il fascino del provvisorio compagno di
viaggio. Questo è il punto che sfugge, anche ai commentatori che si
attardano nella facile battuta sulle complicità familiari tra Letta
nipote e zio e in una descrizione della situazione come se tutti fossero
all’opera per togliere Berlusconi dai guai.
Enrico Letta avrà anche l’imprinting democristiano, ed è
convintissimo della necessità di andare avanti col lavoro del governo,
ma dal giorno dell’investitura sa di giocarsi in questa partita
difficilissima la credibilità di una vita. Lui pratica la trasversalità
ma è cresciuto nel bipolarismo di marca prodiana: quindi sa anche che la
prima cosa non può compromettere la seconda, se non si ambisce a ruoli
da pensionati come Dini o Monti.
Era inevitabile allora che neanche una crepa potesse aprirsi fra il
presidente del consiglio e il proprio partito, sul principio che non si
scambia legalità con opportunità politica. Per rimanere nella metafora,
non si naviga a ogni costo. Nasce da qui l’aggiustamento sempre più
difensivo di Berlusconi, che alterna minacce da fine di mondo a
blandizie da amiconi in crociera.
Invece, spiacenti, mai stati in barca insieme. Del resto ricorderete
la famosa foto delle magliette a righe, su quello yacht del ’95: col
Cavaliere c’erano un po’ di amici, c’erano Dotti e Stefania Ariosto,
c’era il proprietario del Barbarossa Previti. Nessun democratico a bordo. E nessun Letta.
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