Negli ultimi giorni nell’impianto nucleare della Tepco a Fukushima
sono fuoriscite 300 tonnellate di acqua radioattiva, un incidente che
l’autorità di controllo degli impianti nucleari in Giappone ha definito
“grave”, cioè di livello 3 nella scala Ines che va da 0 a 7, e che serve
a valutare la pericolosità degli incidenti nucleari.
È la prima volta dalla catastrofe nucleare avvenuta nell’impianto di
Fukushima l’11 marzo 2011, dopo lo tsunami che aveva colpito la regione,
che l’autorità di controllo giapponese diffonde un comunicato di
allerta. “La perdita di acqua radioattiva è stata classificata in un
primo tempo a livello 1, che corrisponde a un grado di pericolosità
basso, per poi essere rivalutato a livello 3″, spiega Le Monde.
Radioattività record. Da qualche giorno una cisterna
d’acqua nel reattore 1 della centrale nucleare di Fukushima perde
tonnellate d’acqua contaminata, che era usata per raffreddare il
reattore. Secondo la Tepco, che ha ammesso la perdita, l’acqua non
finirebbe direttamente nell’oceano, ma è contenuta da una barriera alta
30 centimetri che circonda tutte le cisterne della centrale. “Ma le
notizie sulla perdita rimangono elusive, per esempio non è stato
chiarito in quale punto preciso c’è stata la perdita”, spiega il Japan Times.
Un pericolo silenzioso. “Dopo più di due anni dal grave incidente nucleare a Fukushima la situazione è ancora critica”, scrive The Nation.
“Tepco non ha ancora chiarito le dimensioni del problema e il perché
abbia aspettato le elezioni per ammettere le fuoriuscite di acqua
contaminata. Le sue assicurazioni sul fatto che le perdite siano
circoscritte sono sempre meno convincenti. Il governo ha stimato che 300
tonnellate di acqua contaminata finiscono ogni giorno nell’oceano. Ma
la Tepco non conferma le stime”.
Questo avvenimento è solo l’ultimo di una serie di problemi ben noti:
la fuoriuscita di materiale radioattivo e il poco spazio messo a
disposizione per contenere il problema, continua The Nation. Inoltre è
chiara la strategia di comunicazione usata dalla Tepco, che prima nega
il problema, poi lo ammette con qualche esitazione e con nessuna
chiarezza. Molti esperti suggeriscono che la situazione dovrebbe essere
gestita da una commissione super partes e
non dalla stessa azienda che possiede l’impianto. Inoltre il fatto che
le radiazioni siano invisibili e quindi non ci sia nulla da filmare
rende ancora più facile ignorare il problema da parte della stampa e dei
politici.
“Il paradosso delle radiazioni è il fatto che la
loro invisibilità le rende facili da ingnorare e allo stesso tempo
alimenta i timori della loro pericolosità”, afferma il settimanale
statunitense.
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