praticamente chi ha fondato l'ulivo vota sì....chi lo ha affondato vota no....
foto del giorno
mercoledì 30 novembre 2016
lunedì 28 novembre 2016
Trump minaccia Cuba
Zucconi: "La nostalgia di guerra fredda del presidente"
Con un
tweet il neo presidente americano Donald Trump lancia minacce al governo
cubano: l'embargo resta se Cuba non rispetterà i diritti civili dei
cittadini. "Ora che non può farla con l'amico Putin - commenta Vittorio
Zucconi - Trump fa la guerra fredda a un'isola innocua. In realtà tutti
sanno che per il tycoon la politica estera è solo business"
amici e compagni dal palato fine...
Giorgio Tonini
28 novembre 2016
Alcuni amici e compagni del Pd, anche
in Trentino, stanno dicendo urbi et orbi che voteranno No al
referendum. È nel loro diritto farlo, perché il nostro è un
partito democratico, di nome e di fatto. Si tratta di amici e
compagni dal palato molto fine. Ad alcuni di loro non piace questo,
ad altri quell'aspetto della riforma. Si tratta di opinioni tutte
rispettabili. Purché si sia consapevoli, fino in fondo, delle
conseguenze delle proprie azioni. Se dovesse vincere il No, è vero,
non avremo le dieci piaghe d'Egitto, non saremo aggrediti dalle
cavallette, né l'acqua si tramuterà in sangue. Semplicemente, anche
questo tentativo di riforma fallirà, trascinando con sé, insieme ad
un altro pezzo di credibilità dell'Italia, la governabilità di
questa legislatura. Sarebbe meglio evitarlo, ma in fondo, dicono
loro, mancano pochi mesi alla scadenza naturale della legislatura. Il
problema vero, cari amici e compagni, è cosa si farà nella
prossima. Se vince il Sì, il famigerato "combinato disposto"
del potere di fiducia limitato alla sola Camera e l'elezione della
stessa con un sistema maggioritario (che sia l'Italicum o un altro si
vedrà, anche perché in proposito dovrà pronunciarsi la Corte
costituzionale), darà ad una delle principali forze politiche
(vedremo se sarà il Pd, o Cinquestelle, o il centrodestra) un chiaro
mandato a governare. Se invece vincerà il No, andremo a votare di
nuovo per Camera e Senato entrambe dotate del potere di fiducia e con
l'unico sistema elettorale possibile: un proporzionale più o meno
puro. A quel punto, a meno che una forza politica non conquisti da
sola la maggioranza assoluta dei voti in entrambe le Camere, si dovrà
far vita ad un governo di coalizione tra le forze disponibili.
Berlusconi si è schierato per il No, scommettendo sull'ipotesi che
l'unico governo possibile sarà un governo basato sull'alleanza tra
Pd e centrodestra, non è chiaro se con o senza la Lega di Salvini...
A quanto pare i bookmakers danno molto quotata la scommessa dell'ex
Cavaliere. Siete sicuri, cari amici e compagni dal palato fine, che è
questo che volete, per il Pd e per l'Italia? Non vi pare che sia
molto più saggio votare e far votare Sì, perché siano gli
elettori, tra pochi mesi, a dirci se dobbiamo essere noi a governare,
con i nostri uomini e le nostre donne, i nostri valori e i nostri
programmi, o invece altri, ma senza inciuci, governicchi e patti
diabolici tra partiti che poco o nulla hanno in comune tra loro?
Ascoltate il vostro palato fine è riflettete: è meglio, oltre
meglio mandar giù un aspetto della riforma che non vi piace,
piuttosto che quello che ci aspetta, come democratici e come
italiani, se vince il No.
martedì 22 novembre 2016
Pensierino della Sera.
Matteo Renzi
...Mi sono a lungo
chiesto come fanno i Cinque Stelle a votare contro una riforma che
porta in Costituzione le storiche battaglie che il loro movimento ha
sempre fatto. La riduzione del numero dei parlamentari? E loro votano
NO. L'obbligo di discutere le leggi popolari? E loro votano NO. Il
superamento del bicameralismo paritario? E loro votano NO.
L'abbassamento del quorum se si raggiungono 800mila firme
(attenzione: firme vere, purtroppo per loro, non copiate)? E loro
votano NO. L'abolizione del CNEL? E loro votano NO. È
impressionante. Ma la cosa che più mi colpisce è aver scoperto il
motivo per cui votano NO sul Senato. Non potevo crederci ma abbiamo
scoperto – grazie all'Espresso – che i fondi che vanno ai gruppi
del Senato (trenta milioni al PD in questa legislatura, circa la metà
a Cinque Stelle, tanti anche agli altri), fondi che saranno
cancellati se vince il Sì e che rimarranno con la vittoria del NO,
servono a Cinque Stelle per pagare l'affitto ai dipendenti
dell'ufficio comunicazione. Cinque Stelle può espellere parlamentari
e sindaci ma non può fare a meno dell'Ufficio Comunicazione. Persino
Rocco Casalino, capo della comunicazione Cinque Stelle, è passato
dalla Casa del Grande Fratello alla Casa del Grande Senato.
Un'affittopoli incredibile, di cui non parla nessuno. Ecco come usano
i fondi del Senato. Al netto del referendum: possibile che chi voleva
fare la rivoluzione dell'onestà e della trasparenza al momento buono
diventi il più conservatore della vecchia casta? Un pensiero agli
elettori del Movimento 5 Stelle: ma davvero volete difendere il
sistema delle firme false e degli affitti veri?
GIUSEPPE DOSSETTI E IL SUPERAMENTO DEL BICAMERALISMO PERFETTO
Pierluigi Castagnetti
Giuseppe Dossetti in uno dei suoi ultimi discorsi sui temi della Costituzione, tenuto presso l'Università
di Parma, il 26 aprile 1995, affrontò tra gli altri il tema del
superamento del bicameralismo paritario in questi termini:
"Un altro oggetto di riforme necessarie e possibili, è la revisione
dell'attuale bicameralismo perfetto, che ha sinora impedito una
legiferazione tempestiva ed efficace, e insieme ha concorso ad
ostacolare un corretto rapporto Parlamento-Governo.
Si sta creando un'opinione abbastanza comune che vorrebbe passare dalle attuali due camere, con funzione legislativa paritaria e con omogenea rappresentatività, a un sistema che preveda la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, o meglio delle autonomie locali e delle grandi formazioni sociali, riservando per contro alla Camera dei deputati la rappresentatività politica generale.
Proprio della Camera dei Deputati resterebbe il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo, e l'attività legislativa ordinaria.
Il concorso della Camera delle Regioni potrebbe essere richiesto normalmente per le leggi che incidano sui rapporti tra Stato e Regioni; invece per le altre leggi potrebbe essere solo eventuale e prevedere la prevalenza finale della Camera dei Deputati in caso di dissenso...".
Si sta creando un'opinione abbastanza comune che vorrebbe passare dalle attuali due camere, con funzione legislativa paritaria e con omogenea rappresentatività, a un sistema che preveda la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni, o meglio delle autonomie locali e delle grandi formazioni sociali, riservando per contro alla Camera dei deputati la rappresentatività politica generale.
Proprio della Camera dei Deputati resterebbe il compito di conferire o revocare la fiducia al Governo, e l'attività legislativa ordinaria.
Il concorso della Camera delle Regioni potrebbe essere richiesto normalmente per le leggi che incidano sui rapporti tra Stato e Regioni; invece per le altre leggi potrebbe essere solo eventuale e prevedere la prevalenza finale della Camera dei Deputati in caso di dissenso...".
L’incredibile affluenza in Francia. E da noi qualcuno vuole abolirle…
Mario Lavia
L'Unità 21 novembre 2016
Le Monde: “La vittoria di Fillon è
lo scenario peggiore per Marine Le Pen”
Quasi 4 milioni di francesi hanno
partecipato al primo turno delle primarie del centrodestra francese.
Un record. Una notizia sbalorditiva, in epoca di crisi della
politica, di sfiducia nei partiti e dei loro leader. Ma la Francia si
è mossa. A chiamarla alla mobilitazione, si sarebbe detto una volta,
sono stati i conservatori, i Républicains, non la sinistra, i
socialisti – che da sempre sono i primi a rivolgersi “alle
masse”. In Francia – e in Germania – la “diga”
antipopulista è conservatrice.
Alcune considerazioni.
1. Le primarie sono così partecipate
proprio perché c’è un’enorme crisi della politica, perché
colmano un gap che c’è fra i partiti tradizionali e la società:
ed ecco che appena ne ha la possibilità la società riprende la
parola assumendosi in prima persona la responsabilità della scelta
politica.
2. C’è un aspetto specificamente
francese nell’altissima affluenza di ieri: e cioè che le primarie
dei conservatori sono state vissute come l’antipasto delle
elezioni presidenziali, nella convinzione che si trattasse di
scegliere il Presidente francese o quantomeno lo sfidante di Marine
Le Pen. Da questo punto di vista sarà interessante vedere se anche
le primarie dei socialisti registreranno lo stesso successo, visto
che il Ps è percepito ormai come un partito tagliato fuori dalla
corsa per l’Eliseo.
3. Tanto è vero che molti socialisti
sono andati a votare (per Fillon contro l’odiato Sarkozy) alla
primarie dei rivali gollisti. Spinti dall’esigenza di trovare il
miglior anti-Le Pen, e sapendo di non poterlo scovare nel Ps, molti
elettori socialisti hanno preferito donare 2 euro ai conservatori,
creando così un immaginario, ma non poi tanto immaginario,
superpartito antipopulista e antifascista.
4. Ha stravinto François Fillon (dato
favorito anche al secondo turno, fra una settimana, contro Juppé)
perché è apparso il più affidabile, contra il radicalismo di Sarko
e un certo appesantimento dell’anziano Juppé. Le Monde oggi scrive
che la vittoria di Fillon crea “lo scenario più difficile per
Marine Le Pen” la quale non si attendeva la vittoria del candidato
più moderato, almeno esteriormente, dei tre. E se la Francia ha
voglia di moderazione, Fillon ha delle buone carte.
5. Se la “diga” antipopulista è
“bianca” è evidente che per i socialisti si pone un enorme
problema di prospettiva. Resi ormai marginali o subalterni in molti
paesi europei, i socialisti rischiano di essere stritolati fra i
conservatori (in Francia, in Germania, in Spagna) o di essere
rosicchiati dalla sinistra più radicale (un po’ è successo in
Spagna, forse accadrà in Francia) o di slittare verso posizioni più
estreme (laburisti inglesi).
6. Le primarie in ogni caso si
confermano come un potentissimo fattore di mobilitazione popolare,
anzi: il più potente. Inventato a sinistra (dall’Ulivo italiano),
oggi è uno strumento usato anche da una destra pragmatica e popolare
come quella francese che ha colto la sua efficacia. Ed è davvero
singolare che proprio nella sinistra italiana quelli che ancora
pensano al primato dei partiti nei vecchi termini autoreferenziali
vogliano rimetterle in discussione o addirittura sopprimerle. Anche
questa è una lezione che viene dalla giornata francese di ieri.
lunedì 21 novembre 2016
Iscriviti a:
Post (Atom)
