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| Un gruppo di civili viene trasferito dalla città di Homs, in Siria. Internazionale |
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sabato 8 febbraio 2014
monito.... anche se i tempi sono cambiati
Il 21 ottobre 1998 il segretario dei Ds arrivò a palazzo Chigi senza passare dalle elezioni.
«Quando ero presidente del Consiglio – dirà molti anni dopo D’Alema con
l’usuale ironia – avevo una maggioranza ingovernabile, composta da
squilibrati degni di attenzione psichiatrica che mi chiedevano di uscire
dalla Nato e di dichiarare guerra agli Stati Uniti. Questo ci ha
limitato molto».
........
La questione, tutto sommato, è molto semplice: se vai al governo (o alla
segreteria del partito) con i voti degli italiani, ti fai forte di quei
voti per neutralizzare tutti coloro che, per un motivo o per l’altro,
ti ostacolano e ti logorano. Se invece è il ceto politico – cioè
precisamente coloro che di mestiere ostacolano e logorano – a conferirti
l’incarico, il tuo destino è segnato.
Rondolino
Europa
Tutti giù dal carro di Letta
Stefano Menichini
Europa
Poco credito nei Palazzi alla sopravvivenza del governo. Ma da cosa
dipenderà se poi toccherà Renzi, e per quanto tempo?
Non è bello quando tutti salgono sul carro del vincitore,
figurarsi quando tutti scendono dal carro del perdente. Che è ciò che
sta succedendo col governo Letta, in misura eccessiva rispetto ai
demeriti di un esecutivo che solo quattro mesi fa (rottura
Berlusconi-Alfano) veniva dato per fortissimo e destinato a lunga vita.
I Palazzi della politica e dell’economia sono impietosi. Il cambio di
linea decretato da Matteo Renzi giovedì li ha solo confermati in una
convinzione maturata nell’ultimo mese: questo governo Letta è al
capolinea. E siccome il Pd non pare disposto a maquillage tipo
rimpasto, e lo stesso presidente del consiglio considera inaccettabile
il mero galleggiamento, molti scommettono sulla caduta o sulle
dimissioni.
Dunque si avvera la profezia agitata contro il sindaco durante le
primarie? La convivenza di Renzi segretario e di Letta premier si rivela
impossibile?
Questa è l’immagine che Renzi vuole smentire e allontanare da sé. Per
lui sono oltremodo fastidiosi e dannosi i paragoni coi dualismi del
passato (D’Alema-Veltroni, D’Alema-Prodi, Veltroni-Prodi) che lo
associano ai momenti più infelici della storia dell’Ulivo. Per questo
scarica sul governo la colpa della sua stessa debolezza. E attribuisce a
chiunque altro tranne che a se stesso l’intenzione di staccare la
spina: la minoranza Pd, gli altri partiti della coalizione. Tutta gente
di cui di solito si disinteresserebbe, ma stavolta potrebbe servirgli a
dire che si espone per rispondere a un appello, non a una pulsione
personale (esattamente ciò che dissero D’Alema e Veltroni, appunto).
Su quale possa essere lo sbocco della crisi, risulterà decisiva non la pressione dell’establishment nazionale (che in teoria Renzi dovrebbe snobbare, avendogli dichiarato guerra) bensì l’esito del conflitto interno tra
il Renzi che sente a un passo l’obiettivo della vita, e quello che sa
che sarebbe meglio arrivarci spinto dal voto popolare (noi da Europa glielo ricorderemo spesso). Più decisivo ancora sarà l’orientamento di Napolitano.
E comunque alla fine, come sempre in politica, sarà una questione di
tempi: un governo Renzi “solo per la riforma elettorale”, quindi a
scadenza assai ravvicinata, potrebbe risultare vantaggioso al sindaco (e
infatti: perché glielo dovrebbero far fare?). Un governo a più lunga
gittata, di cui farsi carico in nome della promessa fatta agli italiani
sulle riforme costituzionali, rappresenterebbe per Renzi un rischio
proporzionato all’ambizione dell’operazione: cioè, enorme.
venerdì 7 febbraio 2014
il coraggio delle scelte
Laura Venturi
7 febbraio 2014
7 febbraio 2014
La
direzione PD di ieri è stata giocata su toni che hanno disatteso alcune
delle aspettative, non solo dei presenti, ma di molte persone collegate
o meno in streaming, con ampio uso, e a tratti abuso, di quel
politichese riassumibile nel "parlare a nuora perché suocera intenda”.
Letta ha fatto un intervento da soft power,
conciliante ai limiti dell'imbarazzante con ampio uso di parole come
velocità, comunità, disponibilità, rivolgendosi a tratti a Renzi che,
volutamente o meno, non ha mai sollevato lo sguardo dal tavolo.
Oggi
i quotidiani nel riprendere il tema titolano (vedi Repubblica) "dietro
al duello tra Enrico e Matteo rispunta l'eterna guerra tra
democristiani".
Ed
ecco il problema che vivo in prima persona, ed immagino di non essere
la sola: non essendo mai stata iscritta al PC, che ha dato alla luce
alcuni dei più grandi esponenti dell’arte del politichese, e nemmeno
alla DC, a sua volta alveo di abili tessitori di trame invisibili ai
più, ho inizialmente faticato a capire i toni, gli sguardi, il detto e
soprattutto il non detto della direzione di ieri.
Leggendo
i quotidiani odierni scopriamo che i toni "di bassissimo profilo"
(secondo la definizione di Civati) del discorso di Letta derivano in
effetti una studiatissima tecnica per lasciare in capo al segretario
l'eventuale responsabilità di una crisi di governo.
Rimane
però il vero tema che è quello delle riforme della legge elettorale,
del Senato e del titolo V, funzionali per poi affrontare i grandi temi
del paese: lavoro, crisi sociale, scuola, emergenza ambientale,.
E allora la domanda di fondo è “con quale governo fare le riforme?”.
In
tutto e' rimandato alla direzione del 20 febbraio, anche se nel
frattempo potrà accadere di tutto tra la discussione dell'11 , sulla
legge elettorale e la possibile mossa di Letta nel presentare una lista
di ministri direttamente a Napolitano....
Il
mio auspicio e' di non vedere Renzi diventare presidente del consiglio
per giochi politici e non per scelta dei cittadini. Personalmente
ritengo non sia la scelta giusta. Ma non va bene nemmeno un governo
continuamente messo in discussione nelle sue azioni o nelle sue inerzie
anche da una parte del PD.
E
allora riprendo le parole con le quali Cuperlo ha chiesto alla
direzione di uscire dall'ambiguità, dai discorsi a suo parere
influenzati più dallo streaming che dalla ricerca di soluzioni, con
l'auspicio di una vera ripartenza del governo se Letta sarà in grado di
farlo.
Se non sarà così dovremo prendere una decisione a assumere iniziative che abbiano come riferimento le
tante italiane e italiani che guardano con speranza al processo di
cambiamento avviato ma anche con il timore che possa insabbiarsi nelle
paludi della politica. Non ci daranno un’altra possibilità.
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