martedì 31 maggio 2016

Grazie Esteban. Bella lezione.

Esteban Chavez perde la maglia rosa proprio all'ultimo e, sorridendo, dice: "Perché non dovrei sorridere? Questa è solo una gara, non è la vita.
Se tre anni fa
(dopo un grave incidente) mi avessero detto che sarei stato sul podio al Giro d'Italia, non ci avrei creduto. Sono in un posto bellissimo e ci sono i miei genitori per la prima volta in Europa. Questa è la vita."

venerdì 27 maggio 2016

Delrio contro la minoranza: comitati del no inaccettabili


ARTURO CELLETTI
Avvenire 27 maggio 2016
«Possiamo discutere. Anche scontrarci. Ma sempre pensando al bene del Paese, a chi ha creduto e crede nel Pd, ai giovani e alle famiglie ancora piegati dalla crisi... Ricordo le parole di un padre del socialismo, Camillo Prampolini: uniti siamo tutto, divisi siamo nulla. È così. Il Pd può spingere l’Italia solo unito. Può avere forza propulsiva solo se capace di mettere da parte tattiche ed egoismi». Graziano Delrio esce allo scoperto e si rivolge direttamente alla minoranza. Che alza la voce contro l’Italicum. Che mette in fila i tanti dubbi sulla riforma Costituzionale. E che lega i due temi. «Discutere di legge elettorale è sempre possibile, ma farlo a ridosso del referendum non è giusto, non è coerente. Non servono ultimatum. Dire 'si cambi l’Italicum o non votiamo il referendum' è irresponsabile. È un colpo basso al Pd e al Paese». Per qualche minuto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti parla di un’Italia che grazie alle riforme «ha rialzato la testa». ha «riacquistato forza e credibilità». E, partendo da qui, chiede al Pd unità e responsabilità. A cominciare dal referendum di ottobre. «La linea è chiara. Esistono decisioni prese. Esiste una responsabilità verso il Paese ed esiste una linea di partito. Poi un dissenso personale può essere anche accettato, ma un dissenso organizzato no».
Chi nella minoranza dice no al referendum verrà espulso?
Anche se qualcuno non è convinto della bontà della riforma, siamo contro le espulsioni e per la libertà di coscienza. Ma non sono possibili due linee nel partito e non sarebbero accettati comitati per il no dentro il Pd, visto che in Parlamento si è espresso a favore della riforma. Insisto: se la minoranza chiede discussione e chiarezza avrà discussione e chiarezza. Ma a Cuperlo, a Bersani, a Speranza dico l’unità sia vista come un valore e si metta davanti a tutto il bene dell’Italia. Insieme abbiamo assunto decisioni importanti, chiesto sacrifici, insieme abbiamo accettato di collaborare con il centrodestra per realizzare le riforme... Ora siamo chiamati a una nuova prova di unità e di responsabilità.
Un no al referendum vorrebbe dire voto anticipato?
Vorrebbe dire che non siamo stati capaci di farci capire dal Paese. Sarebbe inevitabile mettersi da parte.
Si andrebbe o no a elezioni subito?
Un no al referendum metterebbe fine a questa esperienza di governo, ma non vorrebbe dire automaticamente il voto. Decide il presidente della Repubblica. Renzi non sarebbe più premier, ma sarebbe ancora segretario del Pd. C’è un congresso che potrà esprimersi, ci saranno valutazioni da fare.
Valutazioni?
Il Pd è un partito moderno e il leader è anche il capo del governo. Come in Germania con la Merkel, come in Francia con Hollande, come nel Regno Unito con Cameron. Le grandi democrazie vanno verso questo tipo di semplificazione. Ma oggi tutto mi pare prematuro. Oggi c’é un Paese che vuole riforme e un governo che punta a chiudere la legislatura e a garantire stabilità, con questa maggioranza, fino al 2018.
Il Forum propone una no tax area familiare. Giusto?
Giusto, giusto. Noi abbiamo cercato di potenziare i servizi alla famiglia, gli asili nido, i fondi per i non autosufficienti; abbiamo lavorato su detrazioni e bonus, ora serve più giustizia fiscale per famiglie povere e numerose. Sappiamo che c’é bisogno di riequilibrio e sono pronto a scommettere che un segnale possa arrivare già nella prossima legge di stabilità.
Renzi la pensa come lei? E a proposito come va con il premier? C’è ancora l’affetto di un tempo?
C’é più affetto di un tempo: siamo come una famiglia. Poi c’é un confronto costante. Su alcune cose abbiamo sensibilità diverse, ma lavoriamo fianco a fianco e sulla necessità di mettere la famiglia al centro dell’azione di governo siamo assolutamente sulla stessa linea. Renzi ha tre figli, conosce il Paese, sa che bisogna concentrarsi sul tema della povertà, sa che le famiglie numerose e quelle con donne sole con un bambino soffrono più delle altre.
Torniamo al referendum: Renzi ha sbagliato a personalizzarlo?
Questo governo ha fatto della riforma della Costituzione un atto centrale ed é legato indissolubilmente all’esito del referendum. Abbiamo lavorato per mesi e mesi e ora tocca agli italiani dire la loro. Noi crediamo nella forza di questa riforma, scommettiamo sui suoi effetti. Se il Paese dovesse dire no sarà inevitabile trarne le conclusioni.
Sarebbe la fine di un gruppo dirigente...
Ognuno di noi farà le sue valutazioni. Io non ho paura di tornare a fare il medico-ricercatore, ho sempre le valigie in mano.
E sarebbe un colpo mortale alle riforme fatte?
No. Le cose fatte sono fatte. Non verranno cancellate da un no al referendum o da una crisi di governo. Le cose buone resterebbero, come quelle ereditate dai nostri predecessori.
Teme le amministrative? Perdere a Napoli, Milano e Roma sarebbe un colpo durissimo.
Mi sono fatto l’idea che le prossime comunali non andranno male e non prendo nemmeno in considerazione l’idea di perdere le tre città. La gente voterà per chi convince, per chi ha le idee più chiare e le spalle più robuste, per chi ha autonomia. Sì, i cittadini voteranno per i candidati capaci di decidere liberalmente e con coscienza. Si dice che a Roma vincerà la Raggi, io dico che vincerà Giachetti: è romano, parla con Roma, la conosce, saprà prenderla per mano.
A molti elettori del Pd non va giù il sostegno di Verdini ai vostri candidati.
L’unica cosa che conta davvero è avere il sostegno di liste fatte da candidati puliti, non legati a interessi di potere, liberi.
Ma è immaginabile un patto con Verdini quando si tornerà a votare?
Oggi Verdini guida una formazione politica che, di volta in volta, decide se votare provvedimenti del governo. E, di volta in volta. decide se aggiungere i suoi voti per realizzare con noi riforme. Il 2018 è lontano. Noi preferiamo ragionare da ex sindaci: governare per dare al Paese una prospettiva, un orizzonte. Detto questo mi pare che il Pd non abbia la stessa vocazione di Verdini. E mi lasci dire che le parole di ieri del senatore D’Anna contro Saviano sono sbagliate e inaccettabili.
Anche l’esperienza di governo con Ncd rischia di terminare? 
Stiamo collaborando bene con i ministri di Ncd, c’é grande sintonia. Con Alfano siamo alleati stabili di governo, c’é un’alleanza organica. Con Verdini c’é un rapporto diverso: ripeto, i loro voti sono solo aggiuntivi.
L’8 aprile lei presentò un esposto e parlò di trame contro lo Stato. Ha novità?
L’Italia ha vissuto momenti ben più complicati. Anni di tensioni vere, anni di bombe sui treni, non voglio drammatizzare, voglio però la verità. Ci sono persone che raccontano di aver costruito dossier per influenzare altre persone. Beh, è giusto che si sappia tutta la verità: un uomo pubblico deve essere libero, non ricattabile e non ricattato.
Lei è stato sentito dai magistrati di Potenza: ha avuto mai l’impressione di un governo sotto attacco?
Non c’é mai stato un tentativo di aggressione al governo. Noi chiediamo la verità come cittadini e come governanti. La magistratura fa il suo lavoro e il governo non interferisce. È giusto così. Deve essere così. Un rapporto improntato a fiducia, rispetto e collaborazione tra governo e magistrati.
Da ministro delle Infrastrutture ha incontrato ripetutamente Cantone. Quale ricetta per vincere la corruzione?
Muoversi nell’ordinarietà e nella semplicità aiuta. Abbiamo bisogno di leggi facili e di procedure trasparenti. Poi serve l’educazione. Gli antichi romani dicevano ubi societas, ibi ius, dove c’è la società, c’é la legge, la legalità. E quindi la società deve fare la sua parte. Anche questa sarà una nostra sfida e anche questa volta ce la faremo.

trovato il colpevole....


giovedì 26 maggio 2016

“La voragine è colpa di Renzi”. E il Fatto abbocca


Fabrizio Rondolino
L'Unità 26 maggio 2016
L’accusa di Salvini stuzzica Travaglio, ma ignora le parole del sindaco Nardella.
D’accordo, questa è fin troppo facile: sprofonda un pezzo di Lungarno e la colpa, naturalmente, è di Matteo Renzi. Come un sol uomo, Matteo Salvini e il Fatto indossano i panni dello sciacallo e si buttano a corpo morto nella più facile delle speculazioni. “Da Renzi nemmeno una parola – aveva ringhiato ieri il leader leghista –, forse perché dietro questo assurdo crollo da 5 milioni di euro ci sono responsabilità dei suoi amici di Publiacqua”. Detto, fatto: oggi il giornale di Travaglio titola in prima pagina sulla “voragine di Firenze e la Giglio Magico Spa”.
Il primo a puntare il dito contro la società mista che gestisce il servizio idrico del capoluogo toscano, a dire il vero, è stato il sindaco Dario Nardella. Il quale ha parlato esplicitamente di “errore umano” e ha chiesto di fatto le dimissioni dei vertici: “Chi ha sbagliato deve pagare”. E Nardella – gli amici del Fatto dovrebbero sospettarlo – non è propriamente il fiorentino più lontano da Renzi.
Ma che importa ricostruire le cause dell’incidente, cercare le responsabilità, rimediare al disastro, impedire che ne avvengano altri? Sempre colpa di Renzi è, e non possiamo farci niente.
Il cronista-archeologo del Fatto ci spiega che “Pubbliacqua è dal 2009 la culla del renzismo” – non la Leopolda: Publiacqua! –, che in quegli anni presidente era Erasmo D’Angelis, oggi direttore dell’Unità, che “a D’Angelis nel 2009 venne affidata una giovane e inesperta Maria Elena Boschi” – al Fatto se non citano la Boschi almeno una volta per articolo hanno lo stipendio decurtato –, e che oggi il presidente è Filippo Vannoni, “marito di Lucia De Siervo, ex capo di gabinetto e poi assessore nella giunta Renzi, figlia del presidente della Corte costituzionale Ugo De Siervo [che vota No al referendum, ndr] e sorella del direttore di RaiTrade Luigi [che ha però lasciato l’azienda senza avvertire Travaglio, ndr]”.
“Chiaro, dunque, come il disastro del Lungarno sia un caso politico”, scrive il cronista-archeologo. Chiarissimo. Glielo ha detto Salvini, o forse Travaglio, e sarà senz’altro così.

martedì 24 maggio 2016

Multe nei paRaggi


La Stampa 24 maggio 2016
massimo gramellini
Come in una gag di Alberto Sordi, l’iniziativa elettorale dei Cinquestelle romani con la candidata sindaca Virginia Raggi è in pieno svolgimento e al microfono un parlamentare si è appena scagliato contro il malcostume dilagante quando dal fondo della sala si alza una voce: «Chi ha chiamato i vigili? Stanno facendo le multe!» Momenti di panico in platea. Chiunque abbia parcheggiato sul marciapiede corre in strada per salvare il salvabile. Gli altri danno fiato alla specialità della casa. «Perché sono arrivati proprio adesso?» Sottinteso: li ha mandati il governo, anzi la massoneria, anzi la Cia in combutta con la famigerata cellula «Sosta Vietata» del Mossad. D’altronde un delatore comune si sarebbe limitato a dare la notizia: «Attenzione, caduta vigili!» Mentre nell’allarme lanciato dalla piccola vedetta grillina («Chi li ha chiamati?») era già inglobato il sospetto del complotto. 
Meglio parcheggiare in doppia fila che arrivare con l’autoblù, sentenzia sul web il malpancista medio. Al quale, più che il rispetto delle regole, sta a cuore l’abbattimento dei privilegi altrui. Il ragionamento non fa una grinza, però sottovaluta le aspettative che le vestali della Purezza e i paladini dell’Onestà avevano suscitato in noi peccatori. Mai avremmo creduto che anche loro potessero inciampare su un’infrazione diffusa tra i comuni mortali. E che avrebbero cercato di ridimensionarne la portata con il meccanismo diversivo dei bambini, che consiste nell’immaginarsi perseguitati, spostando l’attenzione sulle colpe dei grandi. Lo hanno fatto, invece. Ed è consolante scoprire che i Migliori sono esseri umani come noi. 

Referendum costituzionale.

Giacomo Marniga 
XXV Aprile 2016
....Quando si pensa alla libertà istintivamente ci si riferisce alla libertà personale e collettiva del fare, del parlare, dello scrivere. Rischiamo però di dimenticare che alla base di ogni nostro libero agire si pone il nostro pensiero.
Allora oggi più che mai in questa società in cui viviamo correndo, e sottoposti ad un fiume confuso e spesso fangoso di informazioni, dobbiamo impegnarci in una rinnovata Resistenza per custodire la libertà del nostro pensiero.
Non possiamo e non dobbiamo accontentarci di avere una democrazia ed una libertà formali, dobbiamo perseguire una democrazia ed una libertà sostanziali. Non possiamo e non dobbiamo limitarci ad esprimere pensieri in libertà ma dobbiamo pretendere da noi stessi l’esercizio di pensieri liberi.
I condizionamenti del nostro pensiero partono dall’educazione ricevuta, proseguono con la formazione scolastica, con le esperienze del vivere quotidiano, ciascuno nel proprio contesto sociale e lavorativo. Questi condizionamenti hanno certamente influenza sull’elaborazione del nostro pensiero e possono dominarlo laddove non si costruisce la capacità di elaborare un pensiero proprio.
Allora tutti noi siamo chiamati ad aprire la mente, a farci pervadere dalle tante inestimabili manifestazioni della cultura rifiutando le contrapposizioni, per crescere nel dialogo e nel confronto con l’altro.....
Dobbiamo elaborare pensieri con l’esercizio della critica e dell’autocritica. Dobbiamo infatti essere pronti a mettere in discussione anche il nostro pensiero e non sempre e solo quello altrui. Per far questo non possiamo fermarci ad alimentare la nostra mente al fast food dell’informazione preconfezionata ma dobbiamo fare la fatica di approfondire, per elaborare il pensiero libero quale presupposto di ogni altra libertà...

Oggi aggiungo che:

Per onorare chi ha lottato per la libertà dobbiamo capire ed approfondire per esercitare con libertà sostanziale il nostro pensieto votando sì o no alla Riforma Costituzionale. Dunque mi rifiuto di votare per appartenenza politica, mi rifiuto di dedicare il mio tempo a seguire le polemiche degli "amici"e dei nemici del Governo. Chiunque vorra alzare i toni, evitando il confronto nel merito delle riforme, è ostacolo e nemico della (mia) libertà. Io sarò grato a chi pensandola anche diversamente da me sarà disponibile ad un confronto con la reciproca disponibilità a capire.

lunedì 23 maggio 2016

Proposta: moratoria su Berlinguer, Ingrao e i partigiani


Mario Lavia
L'Unità 23 maggio 2016
Un dibattito surreale, sarebbe meglio stare al merito della riforma.
A cinque mesi dal referendum il dibattito è surreale. In queste ore si parla soprattutto di partigiani, di Enrico Berlinguer, di Pietro Ingrao, di Nilde Jotti: fa piacere ai cultori della storia della sinistra italiana ma sicuramente è un esercizio che non ha molto senso.
Ai sostenitori del Sì converrebbe molto di più stare al merito della riforma. Senza lasciarsi prendere la mano inventandosi dei manifesti con le facce di Ingrao e della Jotti recanti frasi effettivamente pronunciate ma in tutt’altro contesto. La figlia di Ingrao, Celeste, ha protestato e addirittura querelato il Pd per questa forzatura: va capita, purché non si tratti di un simmetrico gesto propagandistico.
Abbiamo anche letto un articolo di Bianca Berlinguer, che ha spiegato un suo certo fastidio per l’uso che si fa della figura del segretario del Pci entrando poi in una questione che riguarda il quotidiano L’Unità che non c’entra molto.
Maria Elena Boschi ha detto una cosa assolutamente ovvia – cioè che partigiani che hanno realmente combattuto voteranno Sì  – e la cosa ha indignato l’Anpi che ha dato indicazione per il No forse senza mettere in conto che questa decisione avrebbe suscitato dissociazioni e polemiche, come sta avvenendo.
La proposta è modesta: non tirate per la giacchetta personaggi che purtroppo non possono dire la loro. Vale per tutti: sostenitori del Sì, sostenitori del No, familiari dei diretti interessati e quant’altro. Cinque mesi così non si reggono, fermatevi.